Viaggio in USA: Knicks vs. Raptors |
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La giornata è iniziata con l'allenamento del mattino dei Toronto Raptors. Vi ho assistito chiacchierando con il presidente della squadra, Brian Colangelo. E' stato un allenamento di buona intensità, con una parte iniziale di riscaldamento e schemi a tutto campo, seguito da una serie di esercitazioni di tiro: alcuni in situazioni di gioco, una parte come conclusione di schemi o tiri tipici dei giocatori grandi e piccoli, e una parte inseriti in una competizione, secondo una routine, Jose Calderon mi ha spiegato ieri, utilizzata durante tutto l'anno. Infine una parte tattica di revisione degli schemi utilizzati dall'avversario di turno e degli adeguamenti difensivi che la squadra di Toronto prevedeva di utilizzare nella partita della sera. Dopo l'allenamento, un buon pranzo con il mio vecchio amico Maurizio Gherardini, general manager della squadra di Toronto, a cui si è anche unita verso la fine Kim Bohuny, capo del dipartimento internazionale della NBA, una dirigente importante che conosco dai tempi dei McDonald's Open con la Scavolini quando Kim faceva parte di un reparto che chiaramente a quel tempo era molto piccolo in quanto i contatti con il basket internazionale erano molto sporadici, ma che ora è un settore estremamente importante nell'organizzazione della NBA. Abbiamo parlato di lock out, dei contratti assicurativi dei giocatori della nazionale che, se il lock out avverrà, creeranno situazioni abbastanza onerose per le federazioni nazionali, e di altre questioni legate al mondo della NBA in relazione alla basket europeo. Nemmeno il tempo di concludere il pranzo e via in hotel per porre fine alle sofferenze di un periodo orribile di 3-4 giorni per la mia Inter, vedendola perdere 2-5 in casa contro lo Shalke 04, almeno rallegrandomi per il gol di Raul, che è francamente un atleta che stimo moltissimo, ma con la sensazione amara di avere terminato la Champions League ben prima dell'anno scorso quando concludemmo con quella epica vittoria al Bernabeu. Dopo la partita di calcio, un po' di esercizio in palestra, e infine al Madison Square Garden per la partita, preceduta da una mezz'ora di chiacchiere con Mike D'Antoni, vecchio amico e rivale, parlando della sua esperienza, la situazione della squadra, le sensazioni, facendo un po' di confronti con l'Italia, e alcune domande da parte di Mike a proposito di alcuni giocatori, soprattutto di Jorge Garbajosa, suo ex giocatore alla Benetton. La partita è stata piuttosto fiacca, una comoda vittoria per i Knicks che hanno subito preso il largo con 15-20, fino a 30 punti di vantaggio, chiudendo la prima parte della gara a circa 70 punti segnati, un punteggio altissimo che è poi calato parecchio nella seconda parte, e rendendo possibile per i giocatori più giovani dei Raptors di mettersi in mostra, soprattutto DeMar DeRozan che ogni volta che vedo mi sembra un giocatore sempre più completo. Sfortunatamente, né Calderon né Bargnani hanno giocato: Calderon non si è nemmeno cambiato e Bargnani ha giocato molto poco. Entrambi soffrono di piccoli infortuni, ma non era il caso di forzare in questa fase della stagione, con lo sguardo rivolto al futuro e con la necessità di dare minuti ai giovani per consentirgli di dimostrare le loro doti e la volontà di rimanere a far parte della squadra dell'anno prossimo. Tanto più che domani entrambe le squadre giocano di nuovo: New York viaggiava con un treno privato a Filadelfia, dove si giocherà la sesta posizione nella Eastern Conference, mentre i Raptors sono tornati a casa per giocare contro Cleveland, un avversario, in teoria, alla sua altezza. Ho visto la partita insieme a Warren LeGarie, il mio rappresentante per gli Stati Uniti e in effetti il mio primo agente in carriera, che mi affiancò 21 anni fa quando firmai il mio primo contratto da professionista come capo allenatore della Scavolini, e da allora è rimasto il mio agente, ovviamente con la collaborazione di altri agenti nei singoli paesi in cui sono andato ad allenare. E' stata una giornata "molto NBA", rivedendo i vecchi amici. |