Il segreto del nostro successo |
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Intervista di Kiko Martin - Comunicazione FEB Come considera l'estate appena conclusa, per il basket spagnolo? Credo che le squadre nazionali abbiano vissuto un'estate da film. Incredibile. Quasi irripetibile. Anche se poi cerchi sempre di ripeterti, da buon sportivo. Abbiamo goduto del successo di quasi tutte le nazionali, con l'apice del trionfo di quella assoluta, e anche del modo in cui sono arrivate che fa crescere ulteriormente la motivazione per il futuro. Rimane una sfida affascinante e difficile come le Olimpiadi di Londra. Avrei voluto essere ad Alcobendas con il team tecnico, ma non ce l'ho fatta, essendo di ritorno dalla Sardegna, così ho condiviso le mie opinioni con una relazione scritta su quanto accaduto, che include pure le mie considerazioni sulla direzione verso la quale è indirizzato il basket di più alto livello. In questo senso aiuta l'Eurolega, dove potremo vedere le tendenze dei prossimi anni. Si vive in maniera particolare la stagione che precede i Giochi Olimpici? Penso che a volte in effetti si, con la testa ti trovi lì. A Londra. Pensi a come sarà. Non sono mai stato ad una Olimpiade. Quelli che ci sono stati possono visualizzarlo, ma io l'ho solo visto attraverso la televisione o le storie dei miei colleghi, anche di altri sport. Sarà interessante vedere come grandi figure dello sport possano avere l'opportunità di condividere un pranzo o lo stesso edificio con atleti provenienti da paesi lontani che spesso conoscono per la prima volta alla cerimonia di apertura. Si tratta di un evento che trascende i confini dello sport. Sembra quasi che il mondo si fermi durante i Giochi e avere la possibilità di partecipare ad un evento del genere e per di più con il potenziale di vincere una medaglia è una forte motivazione. La nazionale spagnola avrà molti giocatori NBA e non si sa ancora come andrà a finire a causa del lock out ... Sì, ci sono molte possibili opzioni, è difficile rispondere alla domanda di quali saranno le conseguenze per il nostro team. Una stagione più corta con un numero uguale di partite può essere un fardello troppo pesante, perché sappiamo tutti che la maggior parte degli infortuni nella NBA sono provocati dalla saturazione. Compresi quegli infortuni latenti, che sono lì e si nascondono sotto un tappeto facendo finta di niente per poi cercare di curarli durante l'estate, il che è un rischio per squadre nazionali. Spero che ci sia la possibilità di un accordo, se non altro per il bene del basket. Per i nostri giocatori più giovani la competizione è molto utile, mentre i veterani possono beneficiare di più riposo. Gli Stati Uniti inoltre parteciperanno ai Giochi con una squadra NBA e hanno stabilito il 4 luglio come l'inizio della preparazione: il lockout può influenzarli e costringerli anche a cambiare piani. Ora sembra ci sia più ottimismo… L'efficienza del basket spagnolo è stata recentemente premiata con un riconoscimento da parte dell'industria pubblicitaria spagnola. È sorpreso di questo premio? Naturalmente è un evento, un riconoscimento unico. Quasi tutti i mondi sono auto-referenziali e premiare un'entità esterna la dice lunga sulla scelta che hanno fatto, per la loro umiltà e la visione di ampliare la propria gamma di opzioni ad un'entità come la FEB e la nazionale, che hanno dovuto gestire successo, sconfitta, momenti difficili, momenti in cui le difficoltà si vedono da fuori ma in realtà non ci sono dentro... l'esposizione mediatica, se non sei concentrato, può incidere. Ci sono state situazioni difficili da cui siamo usciti in crescendo. Una delle cose di cui vado più orgoglioso è l'armonia e la coesione, l'aiuto reciproco e il sentirsi tutti parte di una squadra che ha vissuto tre anni molto tranquilli, in un ambiente lavorativo forte e unito. Le pressioni esterne esistono e se non c'è coesione sincera possono comparire delle crepe. Sono stati tre anni di grande coesione e questo è uno dei grandi segreti del nostro successo. Come si è adattato al doppio incarico di CT della nazionale spagnola e allenatore di club in Italia? Molto bene. La realtà è che ho notato anche quando sono stato per un periodo in Spagna senza allenare un club che non vi è quasi differenza, perché quando vai a vedere una partita dal vivo ne perdi molte altre, mentre grazie alla televisione o a internet è possibile assistere a tutte le partite da casa: è quando cominci a viaggiare che ne perdi più del normale. Il mio contatto con lo staff tecnico è permanente e la visione delle partite è costante, dovunque mi trovi. Questa squadra ha un nucleo di giocatori di riferimento e siamo poi aperti a valutare quello che i campionati offrono: non solo promuovono giocatori che potrebbero venire convocati, ma che anche forniscono opzioni tattiche che potrebbero essere utilizzate con la nazionale, dove avendo poco tempo bisogna approfittare di ciò a cui i giocatori sono abituati senza perderlo in creare movimenti innaturali perché non c'è tempo per svilupparli. Nonostante viva in Italia è residente in provincia di Malaga e collabora attivamente con la Federazione Pallacanestro Andalusa, che compie 25 anni ... Sì. Ci sono molto affezionato, perché sono un andaluso d'adozione. Sono residente in Andalusia da quando sono arrivato in questa terra di cui conservo grandi ricordi e il contatto con una popolazione che ti dà moltissimo. I trionfi con la squadra di riferimento di questi ultimi anni, qual'è Malaga, le esperienze quotidiane, il sostegno della federazione ai clinic della Fundacion Cesare Scariolo, gli incontri con gli allenatori di pallacanestro ... La comunità del basket andaluso è molto viva, perché non è una popolazione particolarmente dotata per il basket, morfologicamente parlando, però il lavoro duro e le condizioni climatiche favorevoli fanno sì che questo sport abbia radici profonde. Questo dà molto valore alla promozione del basket che hanno fatto diventare parte della loro vita quotidiana. Complimenti per tutto questo: mi auguro di passare altri 25 anni tra di loro per poter continuare a portare il mio piccolo contributo al basket andaluso. |